Il racconto di una città non può fallire: il senso di rigenerare a Mantova

Intervista al Presidente di Pantacon Matteo Rebecchi: partendo da una definizione: cosa vuol dire, secondo la sua esperienza e in termini più pratici che teorici, "rigenerazione urbana"?

Rigenerazione urbana significa l'insieme di processi e azioni che vogliono riportare uno spazio materiale o immateriale nella dimensione del bene comune che come tale può e deve essere spazio di tutti e per tutti. Una piazza, un monumento, un parco, un edificio, un rito sociale sono tutti spazi che in questo senso potrebbero essere rigenerati anche grazie alle imprese culturali e creative come quelle che Pantacon rappresenta.

 

Perchè è tanto importante nella Mantova di oggi? Cosa sta cambiando?

Mantova - così come altre città e territori - ha per storia e per pregresso molti luoghi che hanno avuto un ruolo importante nel l'assetto socio-culturale o del comparto produttivo che giacciono inerti nel tessuto cittadino ma che potrebbero tornare ad avere un ruolo per la Mantova di domani. Memoria e presente, passato e futuro devono sono le dimensioni di un processo di cittadinanza attiva che ci riguarda tutti indistintamente: pubblico, privato, aziende, imprese, famiglie, scuola, cittadini.

Edifici dismessi, aree sottoutilizzate, quartieri degradati: quali opportunità concrete nascono dall'oblio?

Tutti i luoghi hanno una storia da raccontare ed è sempre una storia collettiva, di tutti. O per esperienza diretta o per conseguenze riflesse questi luoghi hanno un forte impatto emotivo. Da queste emozioni devono nascere possibilità che scrivano nuove storie di comunità che rimettano in moto la partecipazione affrontando sfide che devono migliorare la qualità della vita in ogni contesto.

Spesso le aree di abbandono si trovano lontane dal cuore pulsante della città e la forza del loro recupero sta anche nel ripristino sociale di quelle aree. Quali azioni sono più efficaci, in un società statisticamente più vecchia e più multiculturale che sta ancora cercando l'integrazione culturale?

I luoghi da rigenerare devono suscitare sentimenti di interesse, di appartenenza e per questo hanno bisogno che il pubblico li fruisca per poterli sentire propri. E per fare questo è indispensabile riferirsi alle pluralità di soggetti con cui si compone la compagine sociale della città: linguaggi e azioni devono tenere conto di tutto questo altrimenti il processo di rigenerazione sarà solo parziale e per questo meno efficace.

In che modo le pratiche culturali, di innovazione e di investimento nelle nuove generazioni possono diventare maggiormente sostenibili se applicati a pratiche di rigenerazione urbana?

I nuovi linguaggi delle generazioni contemporanee sono indispensabili per conquistare quella parte di cittadinanza. Sta in noi operatori culturali riuscire a mettere in relazione queste modalità con quella parte di cittadini che invece non appartiene al mondo 2.0. È una sfida difficile ma non si può escludere una parte a favore dell'altra e i giovani sono sempre i più adatti a condurre processi multitasking per cui è su di loro che si deve puntare per la riuscita di qualsiasi azione culturale di rigenerazione. E poi saranno le nuove generazioni che dovranno in concreto lavorare per trovare soluzioni per la città di domani. Certo con l'aiuto e la collaborazione di chi li precede e li ha preceduti.

A Fattidicultura si è parlato anche di immaginazione e comunicazione della città. Quando funziona - e quando fallisce davvero - una pratica urbana costruita attorno a beni culturali e simbolici?

"Il racconto di una città non può fallire. Le bellezze, il patrimonio artistico, il paesaggio e la storia sono una fondamentale base di cui poi si innesta tutta la narrazione fatta di persone, di esperienze, di riti che rende speciale ogni luogo. Bisogna tornare a raccontare agli altri, a condividere la dimensione sociale che a volte la quotidianità liquida ci preclude. Fattidicultura vuole essere - ed è stato - prima di tutto questo: un luogo di narrazione e di socializzazione delle esperienze perché crediamo che dal racconto di ciascuno possa generare l'energia positiva che serve per affrontare le sfide che ci attendono come cittadini di una città e di un territorio domani.

Foto: Reazione a Catena e Arci Fuzzy, organizzatore della Festa ritratta nella foto "Riviviamo la Piazza 2014"